
La prima illuminazione della mia vita mi ha raggiunta qualche mese fa. Dopo aver brancolato nella ben nota selva oscura per anni, ho deciso di iniziare un percorso di studio su suggerimento di quello che ad oggi potremmo definire un Messaggero munito di mantello da Mentore.
Lo studio in questione entrava nel merito della mia passione principale: la scrittura. Entrando in punta di piedi, ho scoperto un grande tesoro di produzione saggistica che parte da un presupposto banale ma sconosciuto a molti: scrivere bene è solo in parte frutto di talento, la parte del leone la fa l’allenamento. E studio, ricerca, sperimentazione, analisi nonché lavoro costante portato avanti con la consapevolezza - come in ogni addestramento che si rispetti per tutte le professioni del mondo – che molta parte della produzione sia destinata al cestino.
Tale scoperta, raggiunta alla mia non più tenera età, mi ha spiazzata considerevolmente.
Con in mano questi nuovi strumenti ho guardato negli occhi i Guardiani della soglia e li ho sfidati: ho cominciato a studiare sfruttando ogni attimo libero della mia settimana e ho elaborato il mio laboratorio base di scrittura creativa: “Le parole giuste” (clicca qui per i dettagli).
Ma torniamo al momento dell’illuminazione. Salivo le scale della metropolitana leggendo uno dei manuali più belli in cui sono incappata in questi mesi di studio e un passaggio mi ha attraversata da capo a piedi come un fulmine. Pensandoci bene, forse il passaggio in sé ha rappresentato solo l’acme del percorso, anche se le righe che stavo leggendo erano particolarmente pregnanti.
In ogni caso, il paragrafo riguardava il ruolo dell’Ombra nella vita del protagonista della narrazione. Il concetto, effettivamente, è fondamentale: l’obiettivo del cattivo di sfidare l’Eroe aizzandogli contro i suoi lati oscuri, le sue paure e le sue fragilità e le capacità che quest’ultimo deve tirare fuori per affrontarlo e riuscire così a trasformarsi per essere in grado di compiere il suo destino. Almeno a fini editoriali!
Ma come non vederci un tagliente, drammatico parallelo con le nostre esistenze?
Insomma, quelle righe mi hanno colpita come un pugno in pieno volto, anche perché arrivavano dopo una serie di capitoli che si erano sviluppati mostrandomi come il Viaggio dell’eroe campbelliano fosse una meravigliosa trasposizione dei dolori e delle gioie della vita.
Un sussulto mi si è gonfiato nel petto esplodendo poi in singhiozzi incontrollabili, amari e gioiosi allo stesso tempo. Una consapevolezza nuova, scaturita contemporaneamente da testa e cuore, mi ha mostrato quelli che potremmo definire nuovi confini della mia anima, se fossimo costretti a usare parole.
Ho visto un mare di dolore, di delusione, di distese bruciate ma allo stesso tempo è emerso un altro possibile orizzonte da vivere. Un orizzonte molto più ampio, rigoglioso e selvaggio, carico di significati diversi da quelli vissuti fino a quel giorno, tutti da esplorare. Un mondo nuovo che richiedeva ogni stilla della mia energia e del mio tempo.
Materie prime di cui, proprio in quel momento, ero completamente sprovvista.
La seconda illuminazione mi ha raggiunta nello stesso periodo, non saprei dire se prima o dopo, ma poiché è stata meno esplosiva le concederemo un prezioso secondo posto, che nella classifica delle consapevolezze assolute della vita non è proprio poco.
È emersa dal secondo manuale più bello che ho letto finora, entra nel merito della stessa questione e suona più o meno così: il modo in cui l’Eroe affronta e supera i conflitti che trova sul suo cammino definisce la sua evoluzione interiore e ne determina atteggiamenti e decisioni future.
Un’altra grande consapevolezza mi squarcia l’anima. Nuove lacrime scendono libere e felici mentre dentro di me muoio e comincio a rinascere. Briciole di coraggio iniziano a radunarsi da ogni periferia del mio corpo.
Il cammino è lungo, ci vorrà parecchio prima di ottenere una vera “manifestazione di piazza”, ma ormai il sentiero è stato intrapreso.
Questi due concetti, a mio avviso, sono quelli che identificano in modo più forte e chiaro il meraviglioso lavoro interiore che è iniziato fin dalle prime pagine che ho avuto sottomano, quando mi sono tuffata nello studio delle tecniche di Scrittura Creativa.
Ecco perché adesso sento la grande necessità di condividere questo percorso: mi piacerebbe trasmettere la stessa energia che ho trovato io, l’incredibile forza che mi ha permesso di cambiare quel che potevo e dovevo cambiare della mia vita.
Perché scrivere storie significa scavare dentro sé stessi alla ricerca della propria vera natura.
Con tutti i meravigliosi e dolorosi passaggi che ciò comporta.
Ma vi assicuro che ne varrà la pena.
Claudia
